Alle soglie del nuovo secolo la situazione alimentare della massa presenta sempre grossi problemi. Infatti, sia nelle campagne sia nelle città il popolo vive sulle soglie dell'indigenza. Una corretta nutrizione continua ad essere esclusivo patrimonio di gruppi sociali più ricchi, mentre la maggior parte della popolazione mangia più per sfamarsi che per nutrirsi. Le aspirazioni di benessere del popolo si concretizzano infatti proprio in questo, poter mangiare tutti quegli alimenti che gli sono preclusi, che non potranno mai mangiare, nemmeno in un giorno di festa. La maggior parte della popolazione, infatti, combatte giornalmente la dura battaglia contro la fame, e il suo unico desiderio è quello di poter mangiare tutti i giorni in modo soddisfacente, cosa assai rara.

 

dal film "Miseria e Nobiltà"

 

La situazione alimentare in Italia presenta una certa omogeneità sia nelle campagne che nelle città, ed è all'insegna delle privazioni alimentari per la maggior parte dei ceti sociali.
 

Per capire bene la realtà socio - economica delle città in questo periodo basta mettere in relazione le informazioni sulle abitudini alimentari dei vari gruppi sociali con il reddito annuo delle varie categorie professionali.
 

Il gruppo sociale con un reddito di fascia bassa che percepiva meno di 1.000 lire l'anno erano:

Il gruppo sociale con un  reddito di fascia media

che percepiva tra 1.000 e 2000 lire l'anno erano:

 mastro muratore,  manovale,  impiegato comunale di fascia bassa (netturbini e inservienti scolastici),  operaio non specializzato   medici condotti, vigili sanitari, maestri elementari e di giardini di infanzia, vigili del fuoco, guardie municipali, addetti alle pompe funebri, membri della banda municipale e piccoli commercianti

Gli appartenenti a queste prime due fasce il regime alimentare comprendeva

A colazione: caffè, latte e pane, le famiglie più povere sostituivano il caffè con una bevanda ottenuta da un composto di ceci e orzo bruciato chiamata "cicoria", mentre quelle con più possibilità con il pane mangiava anche del formaggio o del salame.

A pranzo: un piatto unico, generalmente una minestra, preparata con lardo, odori, cipolle, pomodori (o conserva di pomodoro a seconda del periodo), pasta e patate, o pasta e cavoli, o riso e patate, o altre verdure di stagione. Un altro piatto che si poteva trovare di frequente sulle tavole era la minestra di legumi preparata con cipolla, aglio e condita con olio, oppure i legumi in umido, a base di fagioli o lenticchie, preparati con patate, lardo e pomodoro. La caratteristica comune di tutti questi piatti era il basso costo.

A cena: una zuppa fatta con pane, latte e caffè (o "cicoria") oppure dai resti del pranzo, queste due ultime soluzioni avevano il vantaggio di costare poco e di non consumare le scorte di carbone.

Il gruppo sociale con un reddito di fascia alta

che percepiva tra 4.000 e 6000 lire l'anno erano:

Il gruppo sociale con un  reddito di fascia superiore alle 6000 lire l'anno erano:

insegnanti, commercianti, impiegati nella fabbriche con mansioni di responsabilità e tutti gli appartenenti alla media borghesia. dipendenti comunali che erano al vertice dell'organizzazione economica e organizzativa del Comune, tutti gli appartenenti alla ricca borghesia, i proprietari di piccole e medie imprese produttive nonché coloro che svolgevano mansioni professionali altamente qualificate

Gli appartenenti a queste ultime due fasce, potevano permettersi quello che nel linguaggio del tempo era definito cibo di lusso.
A colazione:  pane bianco, burro, latte e caffè.

A pranzo:  una minestra in brodo e un piatto di carne, (2/300 grammi) cucinato in vari modi (arrosto con patate, in umido con gli odori, stufato) accompagnato sempre da pane bianco. A cena altro piatto di carne, seguito da pane verdura di stagione e formaggio.
La frutta e i dolci costituivano l'ultima portata del pranzo e spesso anche della cena, di queste famiglie facoltose.


A cena:  pane e formaggio o salame, oppure frittata e insalata.

 

Giacomo Cerutti, detto il Pitocchetto, "Pane salame e noci"


 

Nelle famiglie con più possibilità, la minestra unica veniva di frequente sostituita, a Roma, da un piatto di spaghetti con cacio e pepe, o dalla palliata (piatti tipici della tradizione romana) e dai piatti tipici della cucina regionale nel resto d'Italia, a questo piatto seguiva anche se non tutti i giorni, un piatto di carne o di pesce.

I dolci erano totalmente assenti dalla dieta della maggior parte di queste famiglie, mentre la frutta compariva anche se non spesso sulle tavole di tutti.

Una costante di tutti i pasti consumati dalle famiglie, anche se appartenenti a ceti sociali diversi, era l'uso del vino, la cui qualità mutava immancabilmente a seconda delle differenti possibilità economiche. Il consumo di vino a pranzo era abitudine, mentre variava per la cena, molti preferivano infatti andare nelle osterie dopo aver consumato a casa un pasto, molte volte, frugale.

Le osterie continuavano ad essere, soprattutto nei quartieri popolari, il centro di ritrovo per uomini e donne sfiniti dalle fatiche giornaliere, che avevano nelle chiacchiere consumate bevendo un bicchiere di vino, il loro unico svago.

Anche nelle campagne le cose non andavano diversamente, anche se è difficile quantificare il reddito annuo delle famiglie dei contadini, e dei
mezzadri, dalle informazioni sulla loro nutrizione giornaliera, emerge un quadro desolante che colloca queste categorie al limite dell'indigenza.