L'alimentazione dei contadini nel Medioevo

Il cibo ha avuto un ruolo centrale nella storia dell’umanità. Parlare dell’alimentazione nel Medioevo significa affrontare un aspetto fondamentale della società del periodo, in cui a brevi fasi d’abbondanza si alternano periodi di carestia. Il forte senso di insicurezza, di precarietà e di paura che pervade gran parte di questa fase storica crea un atteggiamento nei confronti del cibo molto particolare. E, in effetti, esso diviene un vero e proprio status symbol: chi mangia ha potere, e mangiare per chi è affamato significa compiere un’azione esagerata, vorace, quasi violenta.

In questoperiodo l'alimentazione doveva essere composta per lo più da fichi secchi, focacce di cereali minori, latte e latticini di pecora, castagne, minestre di legumi e, in epoca di carestia, di erbe selvatiche e prodotti del sottobosco.

Sicuramente carni e selvaggina apparivano di rado sulla tavola contadina.  Sulla tavola imbandita del ceto nobile e dei potenti apparivano diverse qualità di carni arrostite, come viene sempre raffigurato in dipinti dell'epoca. Le carni dei maiali, allevati allo stato brado, costituivano merce di scambio e al contempo fornivano il lardo usato come condimento.
Le bevande erano acqua fresca o acidulata con i residui della lavorazione del vino, poiché quest' ultimo era destinato alla vendita.